Labradorite: pietra della trasformazione (parte I)

labradorite parte I

Siamo a Marzo, il mese del cambiamento. Il tempo del risveglio della terra. La pietra che meglio si rispecchia in questo concetto è la Labradorite, diffusamente conosciuta come pietra della trasformazione. Si tratta di una gemma speciale che non appartiene solo a questo mondo (è stata estratta anche sulla Luna, e da alcuni meteoriti), ma anche a quello della spiritualita’.

Caratteristiche

Struttura: Si tratta di un feldspato triclino calcico-sodico, costituito prevalentemente da una miscela di silicati della albite (ricordate il clair de lune?) e dell’anortite.

Ha una durezza Mohs di livello 6, quindi è sensibile agli urti e alla pressione, come tutti i feldspati.

La caratteristica principale, che ne determina anche il valore commerciale, è l’effetto Schiller (o labradorescenza) che ricorda il gioco di sfumature della coda del pavone, fenomeno dovuto all’effetto di rifrazione della luce sulla sua struttura lamellare.

Colore: bianco, grigio, grigio-nerastro, grigio-biancastro, giallo, bruno, verde pallido
Il minerale ha una base opaca su fondo grigio argenteo, con frequenti inclusioni nere, costituite da sottili fili di magnetite, ematite, rame. Su questa base si osservano tutti i colori dello spettro, con delle dominanti blu e verdi. Esistono anche varietà bianche e grigio biancastre, giallo oro e rosse mat.

Taglio: la labradorite è raramente usata nella gioielleria di massa (per intenderci i marchi ultracommerciali), mentre è amata da designer e orafi, che la ritengono perfetta per creare oggetti unici e non replicabili. Il taglio ideale, per far risaltare l’iridescenza, è il cabochon, con l’accortezza di mantenere la base parallela alle lamelle , così da mantenere il flash della labradorescenza perfettamente centrato, mandando il colore verso la parte alta della gemma.

Dove si trova

Proviene principalmente dalle coste canadesi del Labrador, da cui prende il nome; Ucraina; Finlandia (dove si estrae la tipologia più costosa, nota come spectrolite, con un assortimento di colori che ricorda l’aurora boreale); Svezia; Madagascar (dove si è trovata una varietà trasparente con riflessi blu chiamata “pietra di luna nera”).

 Fonte : “Gemmologia” di Speranza Cavenago-Bignami Moneta ed. hoepli (1980)